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“FEELINGS ARE ALWAYS LOCAL”
presso Spazio Milesi

Date: dal 5 febbraio al 21 febbraio 2026
Orari di apertura: mar-sab, dalle 11:00 alle 19:00
Luogo: Spazio Milesi, Via Felice Casati, 29, Milano
Inaugurazione: 5 febbraio 2026 alle 18.30

Le relazioni umane non sono regolate da algoritmi: esse seguono sviluppi impredicibili secondo dinamiche non sempre lineari. Le direttive che reggono le direzioni umane sono misteriose, fatte di avvicinamenti e scarti.

La mostra Feelings Are Always Local documenta il cammino comune di un gruppo di artisti che ha dato vita a un network dinamico a Milano dai primi duemila a oggi, sperimentando e scoprendo l’evoluzione degli strumenti digitali e descrivendo così un arco temporale segnato da molteplici cambiamenti tecnologici.

È possibile che le opere esposte manifestino una contaminazione fluida nata dalle interazioni reciproche di questo insieme di persone, tra momenti di armonia e talvolta di attrito; così ritiene Tiziana Gemin, testimone di questo processo collettivo e curatrice di questa mostra.
Si tratta di creazioni che sfruttano le tecnologie, ma che comunque sono ancorate nei cuori e nelle menti di un gruppo di esseri umani. L’unica certezza in questo percorso è che i sentimenti non si calcolano: sono sempre e ancora locali, ovvero riguardano una dimensione circoscritta e specifica.

Le modalità espressive e i nuclei tematici delle opere sono vari, rispecchiando i tempi in cui sono state concepite e i conseguenti sviluppi tecnologici che hanno caratterizzato e segnato questo periodo. Seguendo un percorso cronologico, la mostra si apre con alcuni lavori dei primi 2000 incentrati sulle poetiche del codice di programmazione: per i Limiteazero esso diventa produttore di immagini estetiche monitorando i dati della rete, per Denis Jaromil Roio la sintassi informatica si fa gesto politico in grado di hackerare la macchina e il corpo, per Alessandro Capozzo e Katja Noppes i processi generativi conducono a una contaminazione tra materia organica e inorganica.

L’esposizione prosegue raccontando il mondo dell’intrattenimento videoludico: i videogiochi e i giocatori sono protagonisti dei reportage di Marco Cadioli all’interno dei metaversi in rete, e le icone del gaming con Marco Mendeni trovano una possibile reificazione come connessione tra reale e virtuale.

La ricerca sull’universo percettivo vive in una prospettiva multisensoriale nelle opere audiovisive, dove la sinestesia si manifesta in tutta la sua intensità per gli Otolab con delle forme minimali e uno sviluppo ipnotico, e per Katja Noppes diventa una rivisitazione stroboscopica degli scritti di Keplero connettendo il cosmo con la mente umana.

Anche le pratiche DIY e il mondo dei maker è presente in mostra, con i dispositivi hardware dall’estetica retrò caratteristica della cultura 8 bit e del circuit bending di Tonylight (Antonio Cavadini), e con Marco Brianza che congiunge l’IoT (Internet of Things) con l’arte relazionale in uno spazio sociale e condiviso in rete e fuori dalla rete.

Il percorso espositivo prosegue con l’ambito espressivo della sound art, dove per Massimiliano Viel la musica di Mozart viene sperimentata sotto forma di segno visivo astratto, e per Alberto Ricca la composizione vive della provocazione della macchina usando gli scarti di informazione rifiutati dall’intelligenza artificiale.

Non poteva mancare come riferimento il web con le sue estetiche e i suoi simboli: per Mara Oscar Cassiani i rituali del folklore tradizionale e digitale si incontrano in una prospettiva fluida che ricombina diversi sistemi iconografici; per Eleonora Roaro invece le ossessioni e i miti della cultura online veicolano una riflessione sui limiti delle tecnologie.

Un altro nucleo tematico riguarda la lettura e comprensione del mondo da parte della macchina. La composizione in 3D animata di Kamilia Kard ha lo scopo di mandare in crisi il sistema informatico; Alessandra Arnò invece esplora un autoritratto realizzato in fotogrammetria come paesaggio tridimensionale assecondando lo sguardo dell’AI.

L’intelligenza artificiale è chiamata in causa come strumento e come soggetto anche nei lavori realizzati più recentemente. Nell’opera di Pier Giorgio De Pinto l’AI è complice nel plasmare un immaginario che riguarda le identità ibride e le questioni affettive, e in Marco Cadioli essa rappresenta il punto di partenza per indagare il rapporto uomo-macchina secondo una prospettiva seduttiva e adulatoria tra l’ironico e il perturbante.

La mostra collettiva, Feelings Are Always Local, è a cura di Tiziana Gemin.